Syzygium buxifolium

testo e foto di Alfredo Salaccione

 

Il syzygium buxifolium ha fatto la sua comparsa nel mondo bonsai in tempi relativamente recenti. Riguardo la sua coltivazione e alla sua reazione alla crescita in vaso ci sono scarse informazioni e poca esperienza. Volgarmente conosciuto come mirto cinese, il syzygium buxifolium è una latifoglia sempreverde, parente stretta del chiodo di garofano (syzygium aromaticum) e alla lontana del nostro mirto. Negli ultimi anni presso vivai specializzati capita spesso di reperire materiali molto interessanti: talvolta caratterizzati dalla presenza di legna secca e cavità, ma che non vengono valorizzati a pieno. Il legno di queste piante risulta infatti abbastanza duro e compatto, e si presta quindi alla realizzazione di shari e sabamiki. Vorrei qui descrivere la mia esperienza con un esemplare di cui ho curato tutte le fasi di sviluppo e creazione.

Marzo 2007. Questa pianta faceva parte di un gruppo molto numeroso arrivato in Italia dalla Cina nel 2006. In questa fase si è gia provveduto al rinvaso eliminando, con l'ausilio di un forte getto d'acqua, tutta la terra originaria, al fine di permettere una coltivazione più adatta al nostro clima. Inoltre una potatura di selezione ed un cambio di inclinazione hanno evidenziato le caratteristiche dell'esemplare. A mio avviso , i primi interventi da effettuare su queste piante devono essere mirati alla sistemazione dell'apparato radicale ed al posizionamento del tronco per evidenziarne l'albericità.

L'immagine mostra la pianta ad una stagione dall'intervento. Ha ben vegetato dimostrando di essere in ottima forma e di aver superato lo stress del rinvaso a radice nuda.

Come si può notare da questa foto, fatta al momento del lavaggio, le radici presenti sono fini e mal distribuite, ovvero hanno origine solo da alcuni punti del tronco. La stessa condizione si rileva anche a livello della chioma: i rami nascono in modo non uniforme e in grande quantità solo da alcuni punti. Si notano grossi tagli dovuti all'espianto nel paese d'origine.

Questi materiali vengono raccolti quasi senza radici, e sono da considerarsi grosse talee. Per questo motivo l'apparato radicale va trattato delicatamente, per evitare ripercussioni sulla chioma. Infatti poche e sottili radici tengono spesso in vita zone importanti della pianta. Pur essendo un essenza da esterno e che nel paese di origine può sopportare basse temperature, consiglio di proteggere il syzygium dal gelo riparandolo in serra fredda. Inoltre, per chi abita nel nord Italia, raccomando di effettuare il rinvaso solo a primavera inoltrata.
Valutata l'effettiva ripresa del materiale, inizio l'avvolgimento con filo d'alluminio. La vegetazione, infatti , ha una corteccia molto delicata ed i rami sono abbastanza fragili. Il rame risulterebbe molto più pericoloso per la pianta, per la sua maggiore durezza e difficoltà d'applicazione. A partire dal secondo avvolgimento, una volta che le curve iniziali si saranno stabilizzate, si potrà utilizzare filo in rame nelle misure più sottili. La filatura di questo tipo di piante è da consigliare solo ad appassionati che hanno acquisito sufficiente manualità con l'uso del filo e andrebbe effettuata in primavera.
Alcuni rami dell'apice di sezione maggiore vengono protetti con rafia, al fine di permetterne una piegatura più sicura. Ad ogni modo si deve lavorare principalmente flettendo i rami ed aiutandosi con tiranti. Le curve nette compromettono, nella maggior parte dei casi, la funzionalità vascolare del ramo. Con questo tipo di essenza si deve essere abbastanza conservativi a livello del verde: la pianta risulta essere molto meno generosa e più sensibile al filo del mirto nostrano. Quindi cautela!

Lo shari naturale viene ripulito e risanato. Vengono pazientemente eliminati tutti gli accumuli di terra all'interno delle cavità, ristabilendo così il rapido scorrimento dell'acqua per evitare marciumi del legno a lungo termine. Il legno di questa essenza risulta comunque abbastanza duro e compatto, e si presta quindi a lavorazioni del secco. La corteccia, che non risulta essere di particolare bellezza, viene spazzolata per esaltarne il colore sottostante. La definizione e l'identificazione delle vene risulta talvolta difficoltosa, spesso poche esili radici mantengono in vita gruppi di rametti, e quindi i fasci linfatici non risultano particolarmente gonfi. Suggerisco di rifilare solo parzialmente le vene e di lavorarle in tempi dilatati, puntando un po' meno sull'estetica e maggiormente sulla salute del bonsai. Piccole radici aeree non vanno toccate o comunque eliminate solo se alimentano zone non utili al disegno del bonsai.

A distanza di poche settimane la pianta inizia a rivegetare, segno che le tecniche fin qui applicate non l'hanno troppo turbata. In questa fase è importante attendere la maturazione dei germogli prima di effettuare la pinzatura. Infatti, solo quando le nuove cacciate virano dal rosso al verde si deve intervenire per stimolare l'infittimento. Una concimazione organica e la somministrazione di ferro chelato aiutano a spingere maggiormente. L'esposizione in pieno sole risulta molto gradita a questa essenza, che in questo modo vegeta e fiorisce costantemente. Nel frattempo mi sono dedicato alla ricerca di un vaso adatto.

Il vaso verde è ben proporzionato, ma staccherebbe poco con il colore della vegetazione matura.
Questo vaso in gres, una volta oliato, potrebbe esaltare il colore delle parti vive. Ma è otticamente troppo pesante.
Mi attira questa ceramica artigianale inglese, ma la larghezza risulta eccessiva. Il colore, anche se un po' troppo chiaro, armonizza con la vegetazione non ancora matura.
Questo vaso tokoname mi piace: è sobrio ed esalta le linee tonde della pianta. Dimensioni ideali, perfetto se fosse leggermente più scuro... ma tra tutti, è quello che si adatta maggiormente al mio gusto.
Fine maggio 2007. I germogli sono maturi: il colore tende al verde. Ora si può intervenire con una pinzatura oculata. A questo punto l'energia accumulata nei rami è sufficiente a far rispondere la pianta con una seconda cacciata. Se al contrario, si intervenisse troppo presto (quando i germogli sono ancora rossi) la pianta si fermerebbe. In questa fase è opportuno eliminare costantemente i fiori ed eventuali frutti, per evitare che sottraggano energia alla crescita. Infatti, come in altre essenze (vedi bosso), i rami che fioriscono si indeboliscono molto.
Come si vede dalla foto intervengo con le forbici eliminando gran parte del germoglio. Naturalmente si deve valutare caso per caso dove tagliare e dove toccare poco, per cercare di portare la pianta ad un vigore ben equilibrato e distribuito.
Ecco il risultato a distanza di tre mesi dalla prima impostazione, lavorando con un materiale sano e rispettandone la fisiologia si possono ottenere risultati molto rapidi.
E' giunto il momento del rinvaso definitivo. Come al solito, stendo uno strato di cera su tutta la superficie esterna del vaso. Ciò mi permette di esaltarne il colore e di diminuirne la porosità. In questo modo, in futuro, sarà più facile l'eliminazione di sporco e calcare.
Preparo la miscela di terriccio. Con questo tipo di pianta, siamo ancora in fase sperimentale per ciò che concerne esigenze di substrato e coltivazione. Documentandomi, ho deciso di utilizzare una miscela di akadama, pomice, ghiaino e kanuma. Infatti questa essenza sembra gradire una certa acidità del substrato. Inoltre, nella zona in cui vivo, l'acqua è ricca di carbonati, pertanto un terriccio leggermente acido mi permette di contrastarne gli effetti.
La collocazione in vaso e il fissaggio della pianta risultano complessi, a causa della mancanza di un pane compatto e di radici lignificate consistenti. Grazie alla presenza di alcuni denti di legna secca al disotto della linea del nebari e all'utilizzo di spessori di bambù, la pianta viene fissata nella posizione voluta.

Sono trascorsi altri due mesi dal rinvaso. La pianta ha risposto bene agli interventi fin qui effettuati e mi ha premiato con un abbondante fioritura. Ho lasciato sviluppare alcuni frutti, che aggiungono colore a questo bonsai.

Con la prossima stagione vegetativa, spero di riuscire a definire ulteriormente la forma di questo esemplare. Posso concludere, affermando che il syzygium buxifolium è un ottimo materiale per bonsai, abbastanza rustico in termini di coltivazione, ma che necessita di attenzioni particolari per ciò che concerne l'avvolgimento e la formazione. Dopo la prima impostazione consiglio di limitare l'uso del filo a favore della potatura. Rispettando queste poche attenzioni si avranno risultati molto soddisfacenti in tempi relativamente brevi.

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