Storia di un ginepro "old gold"

testo e foto di Alfredo Salaccione

 

Questa foto mostra uno juniperus chinensis var. old-gold, nel suo ambiente "naturale". Fino a qualche anno fa era facile imbattersi in materiali di questo tipo. Queste piante erano molto ricercate tra gli appassionati, grazie ai gradevoli risultati che si possono ottenere. Oggi si preferiscono varietà giapponesi, che sicuramente presentano caratteristiche più adatte alla coltivazione in vaso, ma che in parte tolgono il gusto della sfida nella creazione di un bonsai da materiale da giardino.

 

La storia di questo ginepro inizia con una dimostrazione fatta in occasione della mostra dello Studio Botanico, presso Villa Litta di Lainate nel 2003.

 

Le foto in basso mostrano il risultato del lavoro di tre anni. Durante i quali la chioma del ginepro è stata ricostruita totalmente a partire da tre germogli ascellari, nati alla base dei grossi rami presenti al momento della raccolta ed ora trasformati in jin.

La pianta dopo l'impostazione è ancora troppo larga, la forma andrà raffinata. Ad ogni modo già si delinea la struttura del futuro bonsai.

L'eliminazione di alcune grosse radici, al fine di sistemare la pianta in vaso bonsai, ha provocato lo spontaneo ritiro di linfa di un'ampia porzione di tronco. Inoltre per il drastico rinvaso il ginepro ha prodotto vegetazione giovanile (pungente), cosa abbastanza frequente in queste cultivar.

Ho deciso quindi di reimpostare la pianta, preparandola alla prossima stagione vegetativa. Infatti a causa della struttura stessa dei germogli, questi ginepri necessitano di più legature rispetto alle varietà giapponesi, e richiedono quindi uno sforzo maggiore in termini di lavoro.

La zona di tronco morta, a causa del taglio delle grosse radici, è molto ampia. Fortunatamente parte della vena viva è ancora visibile dal fronte, non è quindi necessario rivedere il progetto. Lo shari andrà migliorato, accentuando solchi e movimenti naturali del legno.

Con l'ausilio di sgorbie e pinze, inizio a strappare le fibre seguendo la naturale venatura del legno. Rifilo la vena viva, quindi la pulisco con una spazzola di ottone ed infine con una spugnetta abrasiva. Per esaltarne il colore ed aumentare il contrasto con lo shari, rifinisco con un po' d'olio la vena, mentre pennello solfato di calcio sul legno.
Piccoli dettagli vanno evidenziati. Per esempio i nodi risultanti dalla presenza di piccoli rami consentono di arricchire la struttura del legno di particolari. Il tempo comunque farà il suo lavoro, tracciando segni irriproducibili dalla mano dell'uomo.
Inizio a filare la pianta. Il primo ramo viene ripulito dai germogli inutili e messo in posizione. Passo alla vegetazione sul lato opposto.
Il ramo a destra deve essere piegato in modo netto dalla base, al fine di stringere visivamente la chioma dell'albero. Utilizzo quindi una leva per piegarlo efficacemente, dopo aver protetto con rafia la parte interessata e che verrà sottoposta alla maggiore torsione.
Il lavoro prosegue su tutta la chioma. Cerco di disporre la vegetazione in modo da favorire una crescita ottimale a primavera. Infatti per limitare l'utilizzo di filo sottile, con le varietà di ginepro che presentano fogliame cadente, si deve cercare di formare una struttura dei palchi a "spazzolino". Con la tecnica del "lascia crescere e taglia", normalmente utilizzata per le latifoglie, si riesce a creare una forma di base rigida da cui nascono ciuffi di vegetazione verso l'alto.
Un problema che ho riscontrato sulle varietà di ginepro da giardino è il deperimento del legno; che se trascurato, può arrivare a compromettere la bellezza del bonsai. Infatti in piante coltivate gli anelli di accrescimento sono più ampi, ed il legno risulta quindi meno compatto.
Per questo motivo da qualche anno sto sperimentando l'utilizzo di sostanze indurenti, che applico dopo il consueto trattamento con liquido jin. Queste sostanze, utilizzate normalmente dai restauratori, sono costituite da resine disciolte in solventi che ne facilitano la penetrazione. Una volta evaporato il solvente, le resine si amalgamano con le fibre del legno consolidandolo rapidamente.
In questa occasione ho cercato di pulire il più possibile la pianta, per poter sfruttare al meglio la prossima stagione vegetativa, e portarla a maturazione. Una concimazione a basso tenore di azoto mi aiuterà a controllarne la crescita, riducendo la formazione di vegetazione ad ago, mantenendo però alto il vigore dell'albero. Pizzicature delicate, ma costanti durante il periodo di maggiore spinta, produrranno un fogliame più fitto. L'esposizione in pieno sole ed un regime controllato delle bagnature faranno il resto.
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