Abete: un bonsai da vivaio

testo e foto di Alfredo Salaccione

 

Qualche volta, girando per vivai non specializzati, si ha la fortuna di imbattersi in piante adatte a divenire bonsai. La preparazione di questo tipo di materiali richiede spesso qualche anno, ma consente di sviluppare fantasia e tecniche di coltivazione.

Questo abete, destinato ad essere un albero di Natale, mi aveva colpito per il piede in parte visibile e per il lieve movimento della prima parte del tronco, non comune in piante coltivate. Per prima cosa ridussi notevolmente l'altezza, quindi potai drasticamente, mantenendo solo i rami più giovani e flessibili, ed infine rinvasai l'albero in akadama e pomice. A due anni di distanza la pianta venne impostata durante una dimostrazione.

La foto a lato mostra lo stato poco prima della seconda filatura. Il materiale è forte e sano, per alcune stagioni ha vegetato liberamente, aumentando così il suo vigore. E' giunto il momento di mettere nuovamente mano alla pianta, per evitare il disseccamento dei germogli interni.
Il lavoro inizia con la sistemazione delle zone di legna secca. In particolare questa grossa radice presenta un taglio prodotto durante la zollatura, che viene dissimulato realizzando un piccolo shari.
Jin e shari vengono trattati con un micro bruciatore, il fuoco permette di asciugare la resina e rendere meno evidente l'intervento di scortecciatura. Quindi le parti vengono raffredate rapidamente con acqua, per provocare uno shock termico che fessura il legno accelerandone l'invecchiamento. Inoltre nel caso di rami freschi, la flambatura consente di cauterizzare le ferite ed evitare antiestetiche colature di resina. Naturalmente la vegetazione và adegutamente protetta durante tale operazione.
La legatura procede, gli abeti hanno un legno molto elastico che richiede numerosi avvolgimenti prima di adattarsi alla forma voluta. Soprattutto i rami primari necessitano di maggiori attenzioni, di solito dopo la prima impostazione lascio che il filo incida leggermente per agevolare il fissaggio delle forme.

Ho eliminato il primo ramo a destra, per slanciare maggiormente la pianta e poter spostare l'apice più a sinistra, così da donare movimento all'albero.

A metà della pianta si può notare un jin, risultante dalla prima drastica potatura di formazione.

 

L'avvolgimento e' terminato. La corona è stata abbassata maggiormente con l'ausilio di un tirante, ora l'apice appare più arrotondato, ciò conferisce maturità all'albero, facendolo apparire come un vecchio abete solitario. Il contenitore basso e di dimensioni ridotte mi permetterà il trasferimento in vaso bonsai al prossimo trapianto.

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